Un viaggio all’indietro che fa rivivere abiti che hanno l’odore del tempo, senza esasperazioni iniziando dai colori che sono sobri, utilizzando il patchwork uno dei suoi must, scucendo, aprendo e ricucendo, seguendo il filo della alta artigianalità con Laboratorio Marras, come nelle giacche o nel cappotto ricreato tagliando la vecchia giacca smoking e rincastonandola su un cappotto interamente ricamato a mano.
Stampe surreali che citano Battisti nei Giardini di marzo che apre la sfilata “e pensavo a mia madre rivedevo i suoi vestiti il più bello era nero con i fiori non ancora appassiti”, un’austerità ammorbidita con il plissè anche questo un richiamo alla tradizionale gonna sarda, che recupera leggerezza negli abiti dove viene stratificato e accostato nel mix di blu e nero. La Sardegna, l’isola e il mare, ritornano citati nei colli alla marinara degli abiti di seta blu e nei tailleur di maglia all’uncinetto a righe. Finale toccante e teatrale, come solo Marras sa fare, si aprono i tasselli macro dell’immagine del volto di sua madre e appaiono in passerella una schiera di donne vestite da abiti sottoveste neri, con sovrapposizioni tono su tono, incorniciati da colletti bianchi da educanda (un elemento che ritorna nell’intera collezione, che rimandano alla sua ossessione per la camicia ), marciano compatte in avanti, con la fierezza della femminilità.
Review by Stefania Seoni
Photo by Stefano Libertini Protopapa | ©2011 Souldesigner™