OUR INSPIRATIONS

“Bello questo show, no?” ”Si ma qui è sporco…”

La Wellcome Collection non è uno spazio espositivo per tutti.Complice la sua natura di galleria di un istituto di ricerca – lontana cioè per obiettivi e personalità, sia dalle gallerie commerciali che dai musei classici – la Wellcome è un delizioso incrocio di culture, con il pregio di sapersi distinguere in maniera mai forzata. Dopo la popolare High Society, esibizione su origini, effetti e posizionamento culturale delle droghe, dalla settimana scorsa, fino al 31 di Agosto è la volta di Dirt – the Filthy Reality of Everyday Life, ovvero una digressione sul ruolo della sporcizia nella cultura popolare.

A metà strada fra l’enfasi informativa di un museo scientifico e la finezza curatoriale di un’esibizione artistica ambiziosa, Dirt si propone di affrontare un tema inusuale con un approccio tutt’altro che lineare. Lo spazio si divide in sei stanze, rappresentanti sei diverse città in sei diversi anni. Ogni città luogo geografico, è poi associata a un luogo sociale. Si parte da Delft, cittadina olandese dove nel 1683 lo scienziato Antonie val Leeuwenhoeke scopre l’esistenza dei batteri. I suoi manoscritti sono affiancati nella stanza alle mattonelle, di produzione tipica locale, e ai quadri di pittori contemporanei allo scienziato, e raffiguranti l’ossessiva ricerca della pulizia domestica già prevalente nell’Olanda del 17 secolo. Questa stanza sottolinea bene l’ambivalenza dell’esibizione – idea piena diversa e ricercata, ed un pizzico di surrealismo di fondo. Un po’ come se stessimo assistendo al ‘viaggio’ personale del team di ricercatori e curatori, con la pecca di non potervi accedere se non attraverso l’atteggiamento passivo di studio di depliant ed etichette. Se l’ambiente avesse fatto sue le sensazioni espresse da scritto ed arte saremmo passati dall’interessante all’indimenticabile.

Il viaggio cronologico fra gli ambienti ci porta poi a Soho, Londra durante l’epidemia del colera del 1854, tra stampe giornalistiche e studi del fenomeno, fra cui spiccano le campagne vignettistiche che sottolineano la sporcizia delle acque del fiume Thames.
Il passo successivo è breve, la Glasgow del 1867, l’ambiente è l’ospedale cittadino. Simbolo ultimo di degrado suburbano, l’ospedale di una città che stava raggiungendo i picchi massimi di sovrappopolazione. La stanza ci fa osservare l’ospedale attraverso gli occhi del chirurgo Joseph Lister, che provava in quegli anni, con sforzi non indifferenti, a migliorare le condizioni igieniche di una struttura nella quale, testualmente, “il 90% delle infezioni agli arti si trasformava in amputazione.”

Si prosegue coll’efficienza della Dresda degli anni ’30, dove il primo Museo dell’Igiene venne istituito in un palazzo disegnato e costruito per l’occasione. Propaganda nazi e ricerca scientifica ed architettonica si accompagnano nella stanza che insieme ai poster educativi inneggianti a regimi di vita salutari ed igienicamente attenti, propongono foto degli ebrei di Vienna forzati a strofinare le strade della città sotto gli occhi divertiti delle SS.

Le ultime due stanze sono un presente ed un futuro lontani dal nostro immaginario ma capaci di impatto emotivo. La Dehli del 2011 e I gruppi di uomini costretti a svuotare a mano le pubbliche fogne, e Fresh Kills, fino a qualche anno fa la più grande discarica municipale del mondo, contenente fra l’altro ciò che è venuto giù dalle due Torri Gemelle, l’11 Settembre del 2001, che nel 2030 diventerà un parco e un oasi naturale. Forse la ricerca di un finale lieto. Uno show dalle tante facce, Dirt ha bisogno di tempo e attenzione. Per assecondare il suo percorso mentale bisogna essere flessibile ed aver voglia di ascoltare una storia. L’unico peccato, in termini dell’esperienza del visitatore, è la necessità di star fermi ad ascoltarla questa storia, invece di venirne accolto a prenderne parte. L’approccio curatoriale narrativo, cosi, perde un po’ di forza per via della troppo conservativa esecuzione. Ma vale la pena comunque.

More Info: Wellcome Collection London
Scritto da: Andrea Tocchini

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