Vyner Street col sole è tutta un’altra cosa. Le performance per strada e l’atmosfera da mercato, le birrette sui marciapiedi e l’alone di conviviale schizofrenia che gli abitanti della Grande Cipolla sembrano sprigionare quando i primi caldi riscaldano neuroni congelati e abituati all’autismo della perenne corsa sulle scale mobili hanno il liberatorio effetto di sdoganare ogni negatività contingente.
E quindi camminando bel bello con bicchiere di plastica riempito di vino da colorazione incoerente, ti rendi conto che non importa poi tanto che questo angoletto remoto di Hackney sia diventato il discount-store dell’arte contemporanea, egregio miscuglio di Facebook marketing, e artisti che provano a vivere il sogno.
Un po’ di contesto: Vyner Street, è una stradina di palazzoni ex industriali e sampietrini che scende parallela al Regent’s Canal, vicino a London Fields, nel cuore di Hackney quartiere malfamato e creativo, talmente alternativo da essere l’apoteosi del commerciale, divertente, unico e tanto tanto sputtanato, dell’est di Londra. I palazzoni che una volta ospitavano fornaci ed officine, oggi fanno da casa a gallerie più o meno indipendenti, che mettendo insieme principi basilari di marketing e comunicazione (evento, arte, alcol gratuito, ormoni, passaparola) hanno creato un evento a scadenza mensile in grado di muovere masse multiformi di personaggi – dai più colorati e improbabili fino ai diversamente omologati. Il primo giovedì di ogni mese infatti, le tredici gallerie di Vyner aprono i loro considerevoli cancelli per le aperture pubbliche delle nuove esibizioni.

L’unico pub sulla strada spalanca i portoni e si prepara ad accogliere per una volta una clientela diversa da quella abituale – tifosi del Tottenham, locals in cerca di pinte generose e un tavolo da biliardo – e i suoi tavolini si affollano di personaggi in skinny jeans e pettinatura da Nazi Duran Duran.
Personaggi di strana provenienza improvvisano banchetti di bevute o panini, ed il miscuglio fra la classe operaia cockney e la gioventù artistica e internazionale si glorifica in un quadretto surreale e divertente. Vyner Street vive dell’evento, è un non-posto che esiste una volta al mese, e attende i 29/30 giorni successivi in uno stato di sonnolente ripetitività.

L’arte, il primo giovedì del mese, la vedi e non la vedi, ci passi accanto, facendo attenzione a non rovesciarci sopra il bicchiere. Dai un’occhiata, commenti per darti un tono, ma allo stesso tempo ti guardi attorno e cerchi la tua posizione nell’ambiente artificiale abilmente creato, dove si stringono patti e si cominciano progetti – a volte dimenticati prima ancora che faccia buio. Ed è questo stesso ambiente il vero spettacolo a disposizione, un evento interattivo in cui lo spettatore/partecipante assiste e prende parte ad una performance che – come quei film che non citi mai fra i tuoi preferiti per orgoglio, ma ti piacciono un sacco – ha uno script senza sorprese ne pretese, ma, se c’ è il sole, estremamente piacevole.