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Mimes of Wine – Apocalipse Sets In

Federico Guglielmi, Aurelio Pasini 11/09

“Apocalypse Sets In” è l’esordio, appena uscito per Midfinger di Mimes Of Wine, ovvero Laura Loriga, cantante e pianista molto talentuosa che sembra in un continuo stato di grazia compositiva e qui si ferma a registrare uno di quei momenti. Una ragazza sempre “alla ricerca” come pare essere Laura, la vedo solo al primo scalino d’oro di una spero, lunga per le nostre orecchie, carriera emozionale con la musica come perno forte e robusto. Qui si fa accompagnare da Francesco Begnoni e Zeus Ferrari rispettivamente chitarra e batteria della Juniper Band. E poi Stefano Michelotti, polistrumentista che suona di tutto dalla fisarmonica ai flauti. Ne parliamo con Laura.

Ti ricordi il momento preciso che hai cominciato ad amare la musica e hai deciso di comporla te stessa?
Avevo cominciato solo come cantante, ormai dieci anni fa e poi tre anni e mezzo fa, più o meno, sono finita in studio da Enzo Cimino della Trovarobato a Bologna, quando ancora era la metà di grandezza di quella che è. Un giorno che mi ero messa al piano un pochino a fare da sola, Enzo ascoltandomi mi ha chiesto perché non provassi a registrare cose mie, per una volta. È cominciato tutto da lì.  Poi abbiamo iniziato ad arrangiare assieme, e abbiamo visto che le cose andavano bene.

Dove trovi la tua musica? Ci sono dei luoghi ai quali secondo te la tua musica appartiene?

Luoghi? Oddio sì. Potrebbe essere ovunque. Lo scopro quando ci arrivo sul luogo e dopo, se me lo ricordo vuol dire che era il luogo giusto.

Le tue canzoni sono fatte di approfondimenti di uno stato d’animo o dalle distrazioni, dalla leggerezza necessaria per non dimenticarsi che bisogna ogni tanto anche sognare.
A volte parlo a persone reali e concrete che erano da qualche parte. Spesso persone che erano accanto a me quando le ho scritte. Altre volte mi vengono in mente delle storie e cerco di trasformarle in suoni. Quindi c’è un elemento di sogno sicuramente. Però da quello che mi dicono non si capisce mai di cosa parli, finché non lo spiego un po’ meglio.

Ad esempio “K” come la racconteresti?
Ecco, questa è la più difficile. È la storia di un pittore che parla delle linee, delle cose che si muovono e spiega dove stanno e spiega come trovarle. Non che io lo sappia, però ho immaginato cosa uno avrebbe detto se avesse dovuto spiegarlo.

Quando tu ti riascolti, ti ci ritrovi in quello che fai o pensi che non sei ancora tu come vorresti essere?

Mi ci ritrovo, però ho la sensazione che dovrei fare qualcosa anche di diverso. Un‘evoluzione di questo. Sento che si deve evolvere che si può fare qualcos’altro. Come qualcosa da raffinare, da far diventare più elegante.

Ci sono degli artisti che secondo te, sono una spanna sopra gli altri per il tuo modo di amare la musica e le cose?
Si tantissimi. Ad esempio Meredith Monk, che ho avuto modo si sentire qualche tempo fa e che non c’entra niente con quello che faccio io ma che mi piace tantissimo. E poi Cat Power e mi rendo conto che qualche volta torno lì. Sono tanti comunque, tantissimi.

Tu hai iniziato da solista e dopo poco tempo hai avuto l’esigenza di suonare con un gruppo, come mai?

Forse perché non mi è mai piaciuto suonare da sola, proprio mai. E anche se alla fine ho trovato piacere nel fare anche quello, mi viene molto spontaneo da dire: OK prova a metterci qualcosa tu, ed è difficile che dica io che cosa fare a loro. Mi piace vedere come si evolve la cosa.

Com’è cambiato in generale il tuo modo di comporre, visto che adesso è una band Mimes Of Wine rispetto ai primi albori?

Ancora è abbastanza simile perché comincio ancora io e poi si arrangia tutti insieme. Anche se avrei voglia di fare qualcosa senza piano per vedere cosa viene fuori.

Solo con la voce o con la chitarra o come?
Con la chitarra suonata da un altro. Forse meglio col basso perché lo maneggio meglio della chitarra e mi piace molto come strumento. Con la chitarra non lo so se potrei mai fare qualcosa. Dipende comunque sempre quello che ci metti.

Chi ha contribuito affinché il disco venisse fuori così bene?
Enzo per primo. Poi Adriano Modica, fondamentale anche lui. Tiziano Bianchi che ha suonato la tromba in un paio di pezzi. È veramente bello quello che ha fatto e poi Daniele Calandra degli Addamanera. Direi più o meno questi e poi un paio di persone dalla California ai quali da qui, mandavo le tracce e poi loro me le rimandavano indietro. Sono il contrabbassista Kenny Annis e il violinista Neel Hammond. Completano la band che mi accompagna, quando suono in California, Mike Fonte alla chitarra e Drew Pearson alla batteria, sempre una formazione un po’ simile a quella italiana anche se i suoni sono parecchio diversi.

Dov’è stato registrato questo disco, e da chi?

È stato registrato da Enzo Cimino al Magazzeno Bis, studio che ora non c’è più purtroppo, anche se stanno cercando un nuovo posto. Poi ci sono le tracce a cui ho fatto fare su e giù dalla California. Enzo comunque ha messo insieme tutto come produzione e registrazione, un po’ io, ma soprattutto lui.

All’interno di un festival chi vorresti suonasse prima di te e chi subito dopo.

Prima di me non lo saprei dire, dopo un sacco di gente. Una cantante che l’ha fatto veramente e ne sono stata veramente onorata è stata Josephine Foster. Prima di salire sul palco forse Nancy Elizabeth, che mi piace davvero tanto.

Hai già delle canzoni nuove che hai preparato?
Pronte sì, però solo tre.

In base a cosa una tua canzone è pronta?
Se la suono dieci volte di seguito e ancora mi piace vuol dire che va bene. Certe volte ci metto parecchio ad arrivarci.

Hai già dei modi che sono quasi delle abitudini, nel tuo atto di comporre?

Sì e cerco di distaccarmene però, perché mi fa un po’ paura stare là a rifare qualcosa che ho già fatto. A volte mi piacciono molto i tasti neri, quindi cerco note in cui questi si avvicinano. Poi spesso parto da un testo, invece vorrei provare ad iniziare da note pure e vedere se il testo viene fuori da lì.

Mimes Of Wine è un nome così bello da dove arriva?

Viene da un disegno che ha fatto un mio amico Amir Mogharabi che poi è quello che ha fatto la grafica di tutto l’album. Lui aveva scritto questa poesia che iniziava con Mimes Of Wine, poesia che tra l’altro mi aveva regalato scritta accanto ad un disegno. Quando ho registrato le mie cose ho alzato la testa e il disegno era lì con su scritto Mimes Of Wine: un nome già perfetto. Poi è un bel ricordo perché quella poesia tutta intera la registrammo io e lui su un registratore a cassetta, anni e anni fa.

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