REVIEW @ MARCA
Mimes of wine – Apocalypse sets in
Mattia Marzo – 08/25/2009
Atmosfere rarefatte e suoni onirici ricreano ambienti appena sussurrati ma altrettanto incisivi. Si presentano così i “Mimes of wine”, letteralmente “mimi del vino”, buon vino, da cui sono sempre accompagnati nelle notti mentre inventano i brani e sognano tra le note che suonano. Su un progetto ideato da Laura Loriga (voce e tastiera) usciranno a settembre con il loro primo album “Apocalypse sets in” un insieme di suoni, musica, sogno e desiderio, tra la scoperta del nuovo e il ricordo di qualcosa di forte che è stato appena vissuto.
Come è nato il gruppo e qual è stata la strada intrapresa?
«Mimes of Wine è nato come mio progetto solista nel 2006. Mi sono ritrovata a scrivere dei posti e delle persone incontrate nei due anni precedenti, delle storie lette e viste, con voce e piano. Dopo qualche mese, io ed Enzo Cimino (primo batterista eco-produttore del nostro lavoro “Apocalypse sets in”) abbiamo pensato di registrare e di giocare con il primo materiale che avevamo sotto mano, accompagnati da altri preziosi collaboratori. Da allora, la mole di materiale è cresciuta, e “Mimes of wine” ha assunto diverse forme a cavallo tra Bologna e la California, dove ho vissuto negli ultimi anni. Attualmente la formazione comprende Francesco Begnoni, Zeus Ferrari (chitarra e batteria) e Stefano Michelotti (fisarmonica, flauto, sansula, dulcumer)».
Vi dividete tra Santa Barbara (California), Bologna e Parigi, quanto l’unione di culture e lingue diverse ha inciso sulla stesura e sulla realizzazione dei brani?
«Fino ad ora ho portato da sola Mimes of wine a vagare tra questi luoghi in tempi diversi, ma mi piacerebbe molto condividere un viaggio o più con chi suona con me. Vivere in California, soprattutto a Los Angeles, in questi ultimi due anni, mi ha fatto sentire quella distanza da casa che forse mi serviva per comporre la seconda metà di questo primo album, in una specie di “ritiro”, anche se nel mezzo di una metropoli piena di sorprese. Parigi è stato sempre un luogo di riflessione e di bellissimi incontri e anche questa città mi ha sostenuto e nutrito. Ho imparato molto dai musicisti che ho incontrato in queste due città, a San Francisco, ma anche a casa a Bologna. Ogni luogo ha avuto la sua parte in quello che ho deciso di fare, e ogni brano si intreccia con almeno uno di essi».
Raccontaci del vostro genere “slowcore”. Cosa ti ha avvicinata a questo e quali alchimie ti ci hanno legata?
«Guardandone un po’ le caratteristiche capisco cosa mi accomuna ad altri musicisti a cui è attribuito lo stesso genere (alcuni dei quali ho ascoltato molto, come Mazzy Star, Picastro, Karate..). Tutto sommato però, non ho mai pensato a dove sarebbe finita la mia carta nel mazzo, partendo tutto da come qualcosa si forma nella testa, per me come credo per molti».
Il vostro è un suono ricco per musicalità e arrangiamenti, come procedi di solito nella composizione dei brani?
«Dipende dall’idea. In principio ci può essere una mini melodia da sviluppare, o due versi in parole che mi sembra possano essere continuati. Ci sono tante cose che ho scartato anche se mi sembravano buone perché non mi portavano da nessuna parte… Cerco di trovare piccole armonie di partenza che quasi finiscono per guidare me più che il contrario. Sarebbe come una specie di dialogo interno come quello di uno che parla da solo, se non fosse che per fortuna ad uno stadio o ad un altro arriva il confronto con chi collabora con me. Da lì in poi si scambiano le idee, si lavora insieme sull’imbastitura di strutture definitive e sugli arrangiamenti».
C’è da dire che questo è un genere molto particolare e di rara intensità emotiva. A quali artisti ti sei ispirata nella tua ricerca musicale?
«Più che nella forma, che per ora è venuta un pò da sola, dettata in parte dagli strumenti che suono e conosco, credo che sia nella forza e nella coscienza dell’intenzione che cerco di prendere ispirazione da chi mi dà voglia di migliorare ad ogni ascolto… Da Eric Satie a Nina Simone, a Nick Drake, Don Caballero, Vashti Bunyan, June of ‘44, Leadbelly, Moondog, e mille altri».
Quali sono state le collaborazioni che ti hanno lasciato un segno?
«Non credo ce ne sia nessuna che non ne abbia lasciato almeno uno. Soprattutto devo moltissimo a chi si è avvicinato a me per questo progetto e che ne ha fatto parte per un tempo più o meno lungo, e a chi vicino a me mi ha insegnato la bellezza dell’improvvisazione».
E, invece, con quali artisti e musicisti vorresti stringere collaborazioni?
«Un sogno sarebbe quello di collaborare con qualcuno come Meredith Monk, o Nico Muhly, di essere una di quelle voci che fanno da ossatura in sottofondo… Di essere parte di uno dei cori registrati da Alan Lomax tornando indietro nel tempo… Altri sogni non so ancora scrivere».
Parlaci del disco “Apocalypse sets in”. Il vostro è un suono con melodie sempre sfuggenti, e la tua voce ha un timbro pieno e caldo sempre accompagnata dal pianoforte suonato con grazia e con buona varietà. Dacci qualche indiscrezione sul disco e sull’uscita del lavoro.
«So che l’album uscirà nella seconda metà di Settembre, in Italia ed in parte in Europa. Al momento Francesco, Zeus, Stefano e io ci stiamo concentrando soprattutto sull’aspetto live della presentazione del disco. L’album è nato come una mini costellazione di idee da “colorare”, fatto di notte e pieno di vino rosso e un po’ di sonno. Cerchiamo ora sonorità più nuove e diverse da quelle estremamente rarefatte dell’album, ma pur sempre fedeli».
In questo disco è presente un forte senso di oniricità quasi favolistica, con le parole stese su un tappeto di suoni e note che scivolano durante i brani, quasi accarezzando l’udito di chi ascolta. Dacci una tua visione della musica che suoni.
«Difficile da dire, è come stare davanti ad uno specchio di spalle. Ogni volta che cerco di sbirciare penso di vedere un pezzettino di me e invece probabilmente è un pezzettino di quel che mi circonda. Lo prendo, lo rigiro tra le mani un po’ e lo lancio via di nuovo sperando che piaccia a chi lo raccoglierà».
Quali sono i vostri progetti in cantiere?
«Un nuovo album su cui sto lavorando e un progetto di collaborazione per creare musica per danza e teatro appena iniziato… Molto ancora da fare e immaginare».